Il giorno, o meglio il weekend, è arrivato. Parto di buon mattino pieno di buone sensazioni e di un frescolino che finalmente ha riportato il mondo alla normalità. Nikon devotamente adagiate sul seggiolino accanto ed immaginazione ad ok mi allietano il tragitto. L'aria si fa sempre più fina. Mi fermo per la tradizionale bevuta sulle rive del Gramolazzo Lake, e qui incontro il primo amico. Saluti e chiacchere di rito tra un sorso e l'altro, ed arriva l'ora di pranzo. Mi reco senza timore di sbagliare al mio solito posto, dove il secondo aperitivo è d'obbligo ed è addirittura contemplato nei libri dei proverbi: “ Acquabianca è solo il nome, bevi e non fare tanto il coglione”. Come al solito al bar, antistante la sala da pranzo, le conversazioni sono sempre accese ed io, bicchiere in mano, me le gusto fotografando i partecipanti in un bianco e nero che li libra in un tempo indefinito. La sala da pranzo è piena. La porzione del mio risotto ai funghi è generosa come il seno della cameriera, ed è accompagnato da un intreccio di lingue che fanno da sottofondo come il jazz lo fa per i locali in. Si mescolano Genovese, Massese e Garfagnino che riconosco più degli altri perche è intercalato da soventi (D)io can. Finisco il mio pranzo, che chiaramente non si è fermato al risotto, e riparto. L'andrenalina pompa il cuore come Back in Black degli Ac/Dc lo fa con il subwoofer dello stereo. Arrivato a destinazione la musica cambia, il rullare dei tamburi che accompagnano le cornamuse prendono il posto delle assatanate chitarre di Brian Johnson e il suo gruppo. Mi lascio trascinare da un onda di gonnellini. Il resto è pura poesia...